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I capelli nella storia dell'umanità e nel vissuto personale, sono uno degli elementi che meglio ci individualizzano. La scelta delle acconciature, delle colorazioni, o della rinuncia ad ogni particolare cura ci fa valutare il rapporto con noi stessi e con gli altri. Altre volte lo stato dei capelli tradisce il nostro stato di salute fisica o mentale. Vi è un palese bisogno collettivo di conservare e, se possibile, migliorare l'aspetto di queste appendici cutanee così ammantate di reminiscenze mitiche e fiabesche. Spesso capita che la caduta dei capelli (alopecia) si trasformi da fonte di disagio e malessere in uno stato d’angoscia e sofferenza tale da sconvolgere la vita della persona affetta e del suo ambiente familiare, in qualche caso con esito persino di suicidio. Da qui l'importanza, soprattutto per gli specialisti, di non sottovalutare l'ansia che questo tipo di problema può provocare in persone particolarmente sensibili. Alcuni vivono le alopecie con l'angoscia di castrazione, la perdita della propria immagine ideale provoca un distacco dalla realtà simile ad uno stato di lutto o, più semplicemente si ritiene di aver perso fascino a livello sessuale. Altri ancora vedono nella caduta dei capelli il segno del loro decadimento fisico, della vecchiaia. L'angoscia e la paura producono il bisogno di essere rassicurati e tanto più profondi sono questi sentimenti, tanto più successo hanno ì mezzi e le persone che assicurino di poter risolvere il problema. |

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Le alopecie fino a qualche tempo fa sono state le cenerentole della ricerca dermatologica e proprio per questo (dove non c'è scienza allignano miti e superstizioni), terreno di caccia per speculatori ciarlatani. Negli ultimi anni abbiamo però imparato qualcosa sulla fisiopatologia delle alopecie e abbiamo così potuto iniziare a modificare l'evoluzione, bloccandone e persino invertendone ì processi. Mentre alcune forme d’alopecia sono classificate come malattie, per la calvizie comune o, più propriamente alopecia androgenetica, ad esclusione dei casi con reali patologie endocrine, si potrebbe più giustamente parlare di un problema dismorfofobico, in altre parole di un disagio psicologico creato dalla percezione di una discrepanza tra il Sè e la propria immagine ideale. In una società edonistica come l'attuale, in cui si ricerca la personalizzazione anche nei capi di abbigliamento è perfettamente concepibile che l'individuo sia tenacemente attaccato ad un ornamento naturale qual è la capigliatura che, alla stregua della coperta di Linus, vorremmo ci accompagnasse dalla culla alla tomba. Il mito di Sansone ed il mito di Faust rivivono quindi continuamente, legati ad una delle attrattive estetiche più amate e favoleggiate dall'intera umanità. La capigliatura come simbolo di forza, di gioventù, di sensualità e seduzione. |

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Il trattamento di tutti ì tipi di alopecia sino agli anni 60 si è limitato all'utilizzazione di prodotti ad azione rubefacente, questo in base ad un diffuso pregiudizio di origine agricola, cioè che la caduta dei capelli sia sempre da collegare ad una difettosa irrigazione e concimazione del cuoio capelluto. Premesso che sostanze ad azione revulsiva possono accelerare una ricrescita spontanea dei capelli, queste non potranno ottenere effetti significativi in alopecie che non riconoscono la loro genesi in cause ischemiche, e, tra esse, le più comuni: l'Alopecia Androgenetica o calvizie comune e l'Alopecia Areata. Quest’ultima è la malattia che ha dato il nome a tutte le forme di caduta dei capelli (e peli). “Alopex” in greco infatti significa “volpe” e questo probabilmente perché era il modello animale che più efficacemente -ai cambi di stagione- evidenziava la perdita del pelo a chiazze e anche il cambio di colore del nuovo vello (BIANCO il nuovo vello invernale, SCURO quello primaverile) tipici dell’Alopecia Areata. Punto di partenza di questo itinerario circumpilare è proprio il sito della nostra Associazione Nazionale Mediterranea Alopecia Areata (ANMAA): www.alopecia-italy.com |